…ma proprio per caso, vi trovasse ad accendere la tv e, sempre per caso, vi trovasse di fronte gli occhi umidi di qualche bassa conduttrice avvilita dal peso delle domande ch’ella stessa rivolge ad uno “zio” , ad una “cugina”, meglio ancora ad una “figlia”. Bene, se quel giorno per puro caso, decidesse di farvi una bella passeggiata, fareste bene. E se camminando, per caso, inciampasse nel “perché”e nei “non è giusto, è tutto normale, niente paura… “ si vede la luna perfino da qui”.

“E’ stato lo zio, è stato lo zio! E’lui l’orco!”

Poi…“E’ colpa della cugina!” hanno esclamato. E tutti a gran voce si sono erti a magistrati e, nelle più colorite fasi, quelle in cui nei primi giorni d’autunno si sta a casa e non si ha proprio nulla da fare, proprio in quei pomeriggi in cui viene la cognata a far visita, a giudici supremi. Giudizio insindacabile.

E giusto per fare un po’ di voce fuori dal coro, giusto perché oggi è una di quelle serate in cui, ahimè, la tv è rotta( ma chi ci crede?) che si va incespicando sempre più ridicolmente in futili interrogativi, che lasciano il tempo che trovano. Nulla a che vedere con i satelliti piazzati sul tribunale di Taranto, nulla a che vedere con la via del pellegrinaggio ad Avetrana, nulla a che vedere con le telecamere fuori della Casa circondariale in via Speziale. No, nulla a che vedere. Solo stupide, spocchiose, insensate domande sulle ragioni del delinquere…

Lungi dall’essere mero spirito giustificazionistico, sento di citare il buon vecchio Lombroso, il quale nutrì la convinzione che le varie condotte atipiche del delinquente fossero causate in larga misura da elementi scatenanti, indipendenti dalla volontà del soggetto, quali psicopatologie ereditarie o sindromi del sistema nervoso. A questo vanno aggiunte, ovviamente, anche componenti esterne, tipiche di tutto il panorama della psicologia clinica che vede l’ambiente esterno ed i condizionamenti mentali, oltre che gli stimoli sociali, coprotagonisti delle medesime vicende, che portano il deviante a delinquere.

Si giustifica, quindi, in un certo senso il criminale? Probabilmente ma, detto francamente, chi se ne importa. Giacché il nostro caro Lombroso tendeva a sgravarlo di responsabilità, poiché i suoi comportamenti potevano essere dovuti ad una vera e propria malattia. Ne “L’uomo delinquente”, ci illustrava in che misura fosse possibile riscontrare anche a livello fisiologico e fisiognomico, dei tratti peculiari e distintivi di un soggetto delinquente. Tratti distintivi che si manifestavano esteriormente fondamentalmente nella conformazione del cranio e nella costituzione fisica, la quale era più potente causa di criminalità tanto è vero che, nella sua analisi, egli analizzò diversi delinquenti e briganti importanti e famosi, come ad esempio Vilella, nel quale rilevò, nell’occipite, una piccola fossa, alla quale lo stesso studioso diede il nome di “occipite mediana”, che andava a sostituire una piccola cresta. La cresta occipitale interna del cranio, prima di raggiungere il grande foro occipitale, si divide talvolta in due rami laterali che circoscrivono una “fossetta cerebellare media o vormiense”, che dà ricetto al verme del cervelletto. Ma Lombroso non limita la propria indagine al cranio: considerando anche le altre parti del corpo umano, egli arriva a sostenere che il “delinquente nato” ha generalmente la testa piccola, la fronte sfuggente, gli zigomi pronunciati.

Ora, non volendo fare demagogia spicciola e non volendo giammai sostituirci ai talk, ai programmi domenicali, ai tg e al vero approfondimento, dal basso della nostra ignoranza e da gente perfetta e annoiata, ci domandiamo solo se Lombroso avesse pensato di inserire nelle sue analisi e nei suoi studi la capigliatura dei delinquenti.

Notata una certa somiglianza tra la cara Sabrina e l’ormai obsoleta Annamaria?

E se queste due donne rappresentassero soltanto una sorta di “conservazione della specie”? In effetti esiste una tendenza Darwiniana- o Darwinistica- attraverso la quale egli esprimeva l’attitudine atavica a delinquere in molti soggetti, che chiamava “delinquenti nati”, analogamente alle caratteristiche animalesche per o dell’uomo primitivo, che renderebbero difficile o addirittura impossibile l’adattamento alla società. Tutto ciò rimanda ad un ferreo determinismo, per il quale quel che si fa dipende necessariamente da quello che si è, pertanto l’uomo agisce sempre guidato da necessità e non da volontà, in quanto è privato da ogni sorta di libertà. Insomma Lombroso pare essere double face: razzista nei confronti dei delinquenti ( ovazione!) e perfino giustificazionista nei loro stessi confronti. Che delirio! Se è vero che non si capisce nulla, se è vero che è una di quelle serate di noia, se è vero che la tv è rotta…allora starà salendo anche mia cognata.

“Nulla somiglia più ad un matto, sotto l’accesso, quanto un uomo di genio che mediti e plasmi i suoi concetti.”

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Delirio di onnipotenza.

Ce la faccio. Ce la faccio. Ce la faccio. Io sono un essere PERFETTO. Basto a me stessa nella modalità in cui il cosmo, in perfetta armonia con la sua forma, si adatta a me. E la realizzazione altissima dell’incastro preciso tra me e il mondo. Solo che questo non è ancora palpabile. Sono le proiezioni della nostra mente, l’acerbità dei nostri aborti psicologici che ci rovinano, la dimensione della socialità, delle realtà gruppali, del senso di appartenenza che ci mandano in pappa il cervello. Si perché, per quanto importante sia la socialità o il clan, il nostro Io non potrà mai esistere pienamente nella sua essenza, e dunque nella sua forma AUTENTICA. Dove è finita l’autenticità? Dove è finito il nativo che è in ognuno di noi? Mi piace utilizzare il termine “nativo”, prendendolo in prestito dall’indagine di Rey Chow, mutandone tuttavia il significato. Non lo si vuole intendere qui come “immagine” sottoposta allo sguardo pornografico di altri popoli o come “oggetto inattendibile”, ma come il Sé reale al quale ognuno di noi appartiene o apparteneva. E’ rimasto nell’epoca preistorica o ce lo portiamo dentro, come un feto ammalato e decomposto?

Siamo venuti al mondo, il mondo è perfetto, noi siamo perfetti. Serviamo al cosmo, come il cosmo serve a noi, ma allora perché ci crogioliamo nell’irrequietudine che ci attanaglia e ci spinge ad un insano ed insensato pathos, per non dire ad un’ansia cronica, dettata da pensieri ossessivi e realizzata in compulsioni soggettive?

Forse la verità è che abbiamo tradito il nostro Io, venendo al mondo e facendo i conti con QUESTA realtà, con questa dimensione o, per meglio dire, con la percezione reiterata della nostra fittizia realtà mentale, costruita attraverso le sovrastrutture sociali, etiche e morali. Per tornare all’autenticità allora basterebbe rinchiudersi in un eremo? La risposta è no, poiché questo tradimento, avvenuto e consumatosi, tanti tanti anni orsono, non può essere cancellato; orami è insito in noi, è l’obbedienza ad una legge superiore che ci ha voluti così e si staglia in nebulose incertezze, fobie, dubbi, amarezze, depressioni e angosce terribili. Ma adesso basta. Adesso non vogliamo riprenderci il nativo che in noi. Sarebbe un’impresa a dir poco ardua e soprattutto non ci gioverebbe, poiché figlia di un tempo che non è questo. Tanto vale rimboccarci le maniche e andare a conquistare la vittoria.

Non tenteremo di vincere. Non ci proveremo affatto. NOI VINCEREMO.

CAMBIEREMO IL FLUSSO NEGATIVO DI QUESTO TRADIMENTO, non torneremo all’essenza primordiale, non cercheremo i figli di un’epoca andata, ma combatteremo i nostri demoni e invertiremo l’andamento dei pensieri negativi, della azioni negative, delle conseguenze negative. Semplicemente perché se ci concentriamo su una cosa da cercare, su una cosa da “tentare”, è molto probabile che non la troveremo o che non riusciremo a realizzarla. Dunque, fatevi sotto pensieri del cazzo, manie di merda, fobie insensate! Se vi fosse fatte vive quando ancora c’erano i nativi, quando ancora tutto era forma e sostanza assieme, quando si era centrati nell’essere Sé, ve la sareste fatta sotto. La puzza si sarebbe sentita fin qui. Ed ora che ci penso l’olezzo che sento, stantio e vecchio di migliaia di anni, è proprio la vostra merda che è viaggiata nell’etere e nel tempo! Ora vi credete forti, ora non avete paura di nulla, certo, perché la socialità, il mondo, la realtà fattuale, le dinamiche relazionali rappresentano per voi un’assicurazione sulla vostra fottutissima vita.

SIETE SOLO DEI PAVIDI, VIGLIACCHI E SGRETOLANTI POPPANTI CAGASOTTO CHE SI FANNO VIVI SOLO QUANDO TUTTO E’ PIU’ SEMPLICE!!!

Noi no. Noi andiamo e vinciamo. E se non vinciamo, andremo di nuovo e ancora e ancora e ancora, fin quando VINCEREMO.

 

 

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